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STAMPA
Nel nuovo mondo che cambia non c'è più posto per questa Amerika. di Gianluca Napolitano

Il mondo è cambiato e ancora più sta cambiando, ma gli Stati Uniti sono rimasti ancorati al passato e ad un mondo che non c’è più.
E per fortuna loro! Altrimenti, se il mondo di oggi applicasse le regole di ieri - quelle che gli USA hanno fatto digerire a tutti - oggi assisteremmo ad una “operazione speciale” per attuare un “regime change” a Washington.
Questi 40 giorni hanno dimostrato diverse cose a diversa gente:
1 - gli Stati Uniti non sono più la potenza invincibile di un tempo;
2 - la politica fatta di proclami serve a vincere le elezioni, non le guerre;
3 - c’è una imprevista scarsità di acquirenti di frigorigìferi fra gli esquimesi.
1 - Il mito della invincibilità USA.
La potenza militare degli Stati Uniti esiste, ed è ancora in grado di “punire” chiunque non soddisfi i desiderata dell’imperatore di turno, ma non è in grado di “convincere” più nessuno a fare cio che l’imperatore vuole.
E non ci sono discorsi che tengano: dallo Stretto di Hormuz passano solo le navi che decide l’Iran, e gli americani non ci possono fare proprio un bel niente.
In compenso - dopo aver denunciato a tutto il mondo l’illegalità di questo blocco (che avviene in acque territoriali iraniane e omanite) - hanno messo in piedi un blocco navale loro, e in alto mare.
Oltretutto non funzionerà, perchè per bloccare Hormuz basta che le nazioni rivierasche annuncino che non si passa (sono già lì, a casa propria, non gli costa niente) mentre per fare il loro blocco navale gli americani devono tenere in piedi una intera flotta in pieno oceano, a 10mila chilometri da casa, con costi esorbitanti e insostenibili.
Ma poi non dimentichiamoci - nonostante gli sforzi mediatici della nostra libera informazione per farcelo dimenticare - che questa guerra l’hanno voluta e iniziata gli americani.
I quali dopo soli 40 giorni sono già in affanno, per cattiva gestione, eccesso di autostima, mancanza di scorte, e carenza di risorse, al punto di avere emanato ben 4 ultimatum perentori all’Iran, coperti da un coro di pernacchie, al punto che adesso l’aggressore ha dichiarato una “tregua” a tempo indeterminato.
Non che abbia rinunciato ai suoi obbiettivi (sempre nuovi e diversi ogni volta che quelli precedenti falliscono miseramente), ma semplicemente perchè non ha la forza necessaria a portare avanti l’aggressione.
Il megafono TV di Trump, Fox News, spiega ai suoi coglionissimi ascoltatori che le scorte missilistiche americane “purtroppamente” è vero che hanno un po’ sofferto.
[...]
Attaccare gli attaccanti, non un contrattacco.
E’ una strategia nuova, ma non una sorpresa. Gli iraniani l’avevano annunciata da anni: se venite a romperci i coglioni facciamo venire giù tutta la baracca (e per “baracca” intendevano quella messa su dagli inglesi nel dopoguerra, con gli staterelli del Golfo ritagliati da pezzi di deserto e Costa dei Pirati.
Questa è stata la mossa vincente: hanno distrutto subito radar, centrali di controllo, strutture portuali (le gru per il carico dei missili), magazzini, centri logistici e di comando, uno per uno, negli emirati (principale alleato di Israele nella regione), in Kuwait (principale alleato americano) e infine - quello che gli avanzava - l’hanno scaricato su Israele (che ha subito molti danni, ma solo il 14% del totale causato dai missili iraniani).
Da allora, per 35 giorni, ogni giorno l’Iran ha lanciato qualcosa sui nemici, allargando il concetto di “nemico” a chiunque ospiti o faccia passare gli americani. E per 35 giorni questi hanno dovuto difendersi da attacchi di droni e di missili, praticamente consumando tutte le risorse antiaeree a disposizione. Al punto che, addirittura in Iraele e dicendolo apertamente, si lasciano cadere i missili iraniani per risparmiare intercettori della contraera, a meno che non sia evidente che vogliono colpire qualche obbiettivo particolarmente sensibile. Poi si dice che sono”caduti in area aperta”, di solito un campo neppure coltivato, e si minacciano 5 anni di galera senza processo a chi fa circolare immagini o video. Molto credibile in effetti.
Quindi americani e israeliani - e a cascata i loro alleati e/o protetti - ovvero gli aggressori, stanno esaurendo le risorse per difendersi.
Era prevedibile e previsto: si tratta di eserciti ipertrofici, sviluppati solo per attaccare gli altri, e che non si sono mai preoccupati di difendersi (e da chi, poi, visto che gli unici a muovere guerra sapevano di essere loro?).
Così mentre si sono attrezzati per causare il massimo danno agli avversari, a proteggere la propria popolazione hanno dedicato meno attenzione (eufemismo).
La cosa ovviamente sta suscitando un grande interesse e una grande soddisfazione in Cina e in Russia, come potete facilmente immaginare.
2 - la politica delle chiacchiere.
La novella “operazione proiettare libertà” (project freedom”, che è ritagliata sul concetto di “proiezione di potenza”, ma declinata un pò meglio) è un esempio di quella politica delle chiacchiere che costituisce ormai il fulcro della politica american, in patria e all’estero.
Intanto Trump ha spostato sui social la sede istituzionale del Governo degli Stati Uniti. Già questo dice tutto.
Poi parla a braccio, o meglio a “vanvera” (anticamente “ a fanfera”, la stessa radice di “fanfara” e fanfarone) e oltre a sbagliare luoghi e circostanze, ha la inveterata abitudine di inventarsi le cose alla bisogna, con totale sprezzo del ridicolo (e della realtà) contando sulla acquiescenza e sottomissione di tutta l’informazione americana e occidentale. Mai nessuna domanda scomoda, mai nessuna richiesta di dettagli precisi. Leccate di culo ad oltranza e via andare, altrimenti ti levano l’accredito alla Casa Bianca e finisci a lavare le macchine all’autolavaggio per campare.
In un discorso del 10 febbraio Trump è partito con 25 navi iraniane affondate, e ha ribadito al cosa alla fine, solo che erano diventate nel frattempo più di 50). Ieri sera abbiamo superato le 150. E’ stata annichilata una delle marine militari più grandi del mondo.
Stesso discorso con la menata dei 47 anni nei quali “l’Iran ha ucciso americani”, uccisioni delle quali non c’è traccia, perchè a combattere gli USA sono stati Irakeni e Afgani, ma ripetuta ad oltranza secondo la “scuola Goebbels”.
A parte la guerra che Saddami Hussein - alleato americano - portò avanti per 8 anni contro l’Iran, il paese non ha mai dichiarato guerra a nessuno negli ultimi 200 anni. Ma Trump inventa le cose e grazie al controllo quasi assoluto dell’informazione, nel “paese dei liberi” queste balle fantastiche magicamente diventano verità.
Così si inventa che gli USA sono stati rapinati da quelli dell’OPEC, che tenevano alto il prezzo del petrolio, quando estrarre il petrolio negli Stati Uniti usando il “freaking” costa alle compagnie sui 60 dollari, e se venduti sotto i 70 andrebbero in bancarotta subito.
Così i “rapinatori” hanno forzatamente ridotto la produzione per far si che anche i prezzi OPEC rimanessero artificialmente su quel livello, indispensabile per evitare il fallimento dei produttori americani. Una limitazione di produzione che a chi aveva bisogno di soldi non andava tanto bene (e difatti se ne sono usciti in tanti, dall’organizzazione, per produrre quanto gli pareva, che è la vera ragione per cui abbiamo vissuto dieci anni di prezzi in calo).
Trump spara “cazzate a razzo” al ritmo di una Katiusha, e non si ferma mai.
E il dramma di tutto questo darsi da fare è che funziona: una grossa fetta della popolazione lo sta ad ascoltare, al punto che in Occidente (e non solo in Asia) c’è chi si comincia a chiedere se sia sostenibile lasciare che una nazione che accetta di farsi guidare da individui come Trump possa ancora essere considerata un elemento guida della politica mondiale.
Invece Trump si alza la mattina e impone improvvisamente dazi del 25% su tutta la produzione automobilistica europea, solo perchè è irritato dal fatto che “gli europei non ci hanno aiutato a Hormuz”, quando dimentica che senza nemmeno essere stati sollecitati, su iniziativa del sempre attivo Macron, si erano riuniti in 50 paesi per studiare un intervento per “garantire la libertà di navigazione nel Golfo Persico”.
E il giorno stesso che questi dovevano prendere decisioni concrete e preparare il documento finale, gli USA annunciano di avere “bloccato la navigazione” in tutta la zona, facendo fare una colossale figura di merda ai partecipanti, tutti riuniti per dare la colpa all’Iran.
3 - The Truman Trump show.
Ma perché ci accontentiamo di narrazioni che così palesemente si staccano dalla realtà? Non certo perchè mancano le fonti di verifica, perchè il più delle volte basta il buon senso o la logica più elementare.
È una domanda scomoda che tocca un nervo scoperto della società di oggi: preferiamo una bella storia comoda a una verità scomoda, anche quando la distanza tra le due è enorme e sfacciatamente evidente.
Il comfort psicologico prima di tutto.
L’essere umano è programmato per cercare senso e coerenza. Quando la realtà ci sbatte in faccia qualcosa che minaccia la nostra immagine di noi stessi, il nostro gruppo o il nostro futuro, scatta la dissonanza cognitiva (Leon Festinger).
Invece di cambiare idea, cambiamo la realtà. È più facile che ammettere di aver sbagliato, di essere stati ingenui o di aver sottovalutato il problema.
È una autodifesa antichissima, già nel ‘500 il Macchiavelli scriveva:
“le genti van condotte con la speranza, se non vera, falsa almeno, che plachi lor gli affanni”
I governanti lo sanno bene: la menzogna confortevole riduce l’ansia. Così accade, a forza di abusarne, che le loro “verità” siano fatte di puro illusionismo, ma talmente più comode che loro stessi dimenticano essere tali, e finiscono per crederci.
Così la narrazione sostituisce la realtà oggettiva perché è più semplice da gestire, e più facile da vendere. Il mondo reale è troppo caotico e brutale per essere presentato per quello che è.
Le narrazioni diventano così l’ultima frontiera del collante sociale.
Yuval Noah Harari in Sapiens lo spiega benissimo: l’Homo sapiens domina il pianeta proprio grazie alla capacità di credere in storie condivise (religioni, nazioni, soldi, diritti umani). Non è roba “vera” ma almeno è “credibile”.
Sono “finzioni accettabili” che permettono a milioni di estranei di collaborare.
Oggi però questa capacità è inflazionata. Le narrazioni non servono più solo a cooperare: diventano identità.
Criticare la narrazione dominante del tuo gruppo equivale a tradire la tribù. Cercare la verità che si trova dietro lo schermo ufficiale è un atto eversivo. Sbagliare perchè lo fanno tutti significa fare la cosa giusta, perchè è meglio avere torto insieme agli altri piuttosto avere ragione in solitudine.
E così ora ci trovaimo dove siamo, come siamo e per quanto siamo idioti. Le narrazioni hanno alla fine sostituito la realtà e ci siamo allontanti dalle classiche balle che nascondono la verità per entrare in Matrix e la sua iper-realtà: più “vera” del reale stesso. più “credibile” e più “comoda”.
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FONTE: Questo articolo è la parte iniziale di un articolo di Gianluca Napolitano. Vuoi l'originale? Fai click su questa scritta.
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articolo proposto da Gianluca Napolitano e pubblicato in Rete su https://novaproject.substack.com/archive
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