L'opinione pubblica ormai è solo una lavagna su cui scrivere quello che si vuole, per poi cancellarlo senza lasciarne traccia e ricominciare con qualcos'altro.
L’informazione è marcia. Putrefatta. Corrotta.
Ormai non siamo più solo di fronte a uno scollamento sempre più evidente tra realtà e comunicazione, ma siamo davanti ad una faglia geologica, un abisso che si è spalancato fra informazione e realtà, dove la comunicazione è diventata pura narrazione.
Basta guardare Trump e farci le misure. Non prova neppure più ad essere credibile.
Produce in continuazione una narrazione schizofrenica, senza più alcun tentativo di essere credibile. E anche quando dice cose incontestabili, perchè non sono il racconto di qualcosa, ma solo la presentazione delle sue idee, delle sue intenzioni, arrivati a sera non si ricorda più di quello che ha detto al mattino.
E tutti i media gli vanno dietro. Come niente fosse.
Ma non è questione di propaganda. È puro asservimento, servilismo terminale, piaggeria sistematica. Endemica. Strutturale.
Non si tratta più nemmeno di costruire una versione alternativa dei fatti ad uso della narrazione richiesta, ma siamo alla completa sovrapposizione di piani del racconto inconciliabili fra loro, assemblati a casaccio, senza preoccuparsi della loro compatibilità e coesistenza.
Senza preoccuparsi minimamente della loro credibilità, che affossa anche quella di chi li produce, li avvalla, li diffonde.
È evidente che il sistema dell’informazione ha smesso di essere uno strumento di comunicazione per trasformarsi in uno strumento di imposizione pura, una dichiarazione coattiva che pretende di sostituire la realtà stessa. E che esige di essere accettata come atto di fedeltà al sistema.
Ma non è Trump l’origine di tutto questo. E nemmeno Biden. E non è un fenomeno solo americano. È dall’esplosione della Pandemia che assistiamo a questo fenomeno, in tutto l’Occidente collettivo.
In quel contesto, la narrazione non solo si era distaccata dalla realtà, ma aveva iniziato a funzionare secondo logiche autonome, auto-referenziali, asservite ad interessi opachi, in cui il racconto diventava fine a se stesso, in mancanza di numeri verificabili, di statistiche affidabili, un po’ per la novità del fenomeno, ma molto più per il monopolio che ne avevano le istituzioni sanitarie.
È lì che si è verificata la prima e più evidente frattura nel patto sociale, e immediatamente dopo nella società stessa. È lì che è iniziata la richiesta dell “atto di fede” nei confronti della narrazione ufficiale. Nei confronti delle scelte “In emergenza”, dei “rimedi miracolosi”.
In mancanza di informazioni affidabili, è stata la narrazione a creare la realtà forgiandola su misura. La Pandemia e la psicosi mondiale si sono alimentate di questo fenomeno.
E non è un caso se nei Paesi dove non c’erano soldi per i vaccini, la Pandemia di fatto non c’è stata. Si può discutere sul perchè, sul fatto che ci sia stata, ma non sia stata raccontata, o che non ci sia stata veramente, magari perchè non c’era interesse a far sì che ci fosse, ma non cambia l’essenza del discorso. La manipolazione globale della comunicazione che abbiamo subito.
La narrazione, oggi, crea la realtà “percepita”, e chi controlla la narrazione controlla la realtà.
La narrazione diventa potere, e infatti opporsi a quella ufficiale è un atto di tradimento, e chi ci prova viene azzittito, perseguitato, possibilmente soppresso, come fa Israele con tutti i giornalisti sui quali riesce a mettere le mani, e come ha fatto Zelensky prima di loro, anche se in un ordine di grandezza inferiore. Centinaia di giornalisti indipendenti uccisi barbaramente. Appositamente. Volutamente.
E la narrazione ufficiale - l’unica ammessa essendo tutto il resto “fake news” - ha generato episodi che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati comici o folkloristici e che oggi, invece, si inseriscono perfettamente nel quadro generale, e non suscitano più la repulsione e il rifiuto che meriterebbero.
La Grande Pandemia che finisce in tre giorni, dal 22 al 25 febbraio 2022, come non fosse mai esistita, mentre era in piena discussione la ripetizione della vaccinazione universale, da farsi periodicamente, è l’esempio più scandaloso e più metodicamente ignorato.
Il Covid passa in tre giorni da minaccia per l’esistenza dell’umanità a qualcosa di cui parlano solo alcuni sparuti talk show, ignorati da tutti. Tutti avrebbero dovuto chidere conto di questo scandalo.
Invece: booom!
Tutte le dichiarazioni iperboliche, le proposte paradossali, gli scenari apocalittici evocati fino a quel momento si sono disintegrati in volo, senza dare neppure il tempo ai vecchi protagonisti, “virostar” dello spazio mediatico, di rendersi conto di cosa stava accadendo, lasciandoli a parlare nel vuoto, inascoltati, senza più richieste di interviste e pareri, coi telefoni muti e nessuna residua traccia del loro precedente impatto mediatico.
Una autentica lezione di vero e proprio surrealismo politico, che non ha fatto altro che rafforzare la percezione di una frattura sempre più netta tra linguaggio e realtà, minando definitivamente la credibilità del sistema agli occhi di chi già aveva dubbi, ma rinsaldando le fila dei “credenti”, affamati di “certezze”, rifugiati nella cieca fiducia nelle “Istituzioni”, impossibilitati dal proprio amor proprio ad ammettere di essere stati trattati da quei deficienti boccaloni che hanno dimostrato di essere.
Perchè improvvisamente del COVID non si è più parlato. E tutti hanno fatto finta che fosse una cosa normale. Vite rovinate, amicizie distrutte, lavori persi, miliardi di dosi di vaccino buttate via, ma pagate ugualmente. E i sacerdoti della virologia scomparsi dai radar, mentre centinaia di politici di primo piano si sono trovati indaffarati a far dimenticare le loro precedenti dichiarazioni, grondanti certezze oscene invecchiate malissimo.
Ma nessuno che abbia rilevato il problema. Nessuno che abbia fatto un esame critico dell’accaduto. Nessuna autocritica, nessuna ammissione di responsabilità, perchè la costruzione narrativa di una nuova realtà da vendere ha subito preso il posto di ogni altra considerazione. Cancellata la lavagna è iniziata immediatamente la creazione di una nuova realtà, di nuove priorità, di nuove verità, della “Russia Tigre di Carta” e delle munizioni che terminano Domenica, della guerra già vinta in partenza “in pochi giorni”.
Il resto lo sappiamo. Una nuova divisione fra i “putinisti” (già noti come “no-vax”) e il resto della società, composto da gente “per bene”. Il nemico interno. L’arma di distrazione di massa.
Ed è proprio qui che oggi si inserisce una delle crepe più evidenti della narrativa odierna, con Trump che, dalla la Casa Bianca, continua a riferire di “negoziati produttivi” con gli iraniani e di “progressi significativi” nelle trattative, ma di cui nessuno in Iran sa niente.
FONTE: Questo articolo è uncopia / incolla di un articolo di Gianluca Napolitano. Vuoi l'originale? Fai click su questa scritta.
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